Arbores e blasone

      Ogni cronistoria genealogica, specie se si tratta di provare l’autenticità della discendenza, deve essere sempre sostanziata mediante arbores consanguinitatis: dalla sorgente della prima filiazione a tutte le altre che vi si aggiungono per accertata continuità con il capostipite.
      Ora, il più antico di questi alberi genealogici riporta il primo degli antenati riconosciuto della Famiglia: Cecco, Conte Palatino, che risale al tredicesimo secolo, come risulta dall’atto autenticato, dopo opportune verifiche, con rogito del 1737 a firma Giuliano Panfili, Notaio in Narni.
      In esso sono riportati i due Rami principali originati da Cecco: i Mancinelli, che continuarono la progenie in Narni, dando luogo ai Mancinelli Scotti e gli altri Mancinelli che con Menico assunsero inizialmente i cognomi de Narnia, poi de Nargna - per non dimenticare la Patria d’origine (1400-1600) - indi Mancinelli de Narni ed infine Narni Mancinelli.
      Come ogni casa reale o nobiliare, anche i Narni Mancinelli vantano il proprio blasone, rappresentato da un “Leone rampante con sbarra d’oro di azzurro interzato in banda di rosso”, così come riporta il Decreto Ministeriale del 12 aprile 1940.
      Ornato inizialmente dall’elmo patrizio, lo stemma fu poi sormontato dalla corona baronale per la concessione del Feudo di Pignano ed il titolo di barone; titolo che rappresentava il massimo riconoscimento nobiliare nell’ordinamento feudale.
      Attualmente sul blasone fa spicco la corona di conte, da quando – come abbiamo prima riferito - Papa Clemente XIV con breve apostolico del 23 dicembre 1772 conferì a don Pasquale Narni Mancinelli questo titolo.