Cronaca genealogica dal 1149

Le origini

 
      NARNI (anticamente Narnia, Nargnia) città dell'Umbria, già appartenente allo stato pontificio, fu la Patria degli antenati della nobile stirpe dei Mancinelli.
Moltissimi autentici attestati e l'opinione di autorevoli storiografi ne fanno fede fra cui Francesco Bonazzi, G.B.Crollalanza ed il De Lellis. Diremo appresso come questo cognome si trasformò, relativamente ad uno dei rami del Casato, in NARNI- MANCINELLI.
     
Per ora ci limitiamo a segnalare, in primis, che si tratta di una Famiglia tuttora fiorente, con una sua ben documentata filiera genealogica. Infatti, la loro nobiliare pecularietà anche se non regale, si caratterizza per il suo vetusto lignaggio e per aver ottenuto alcuni titoli onorifici. Si tratta di una documentazione genealogica che si sviluppa nello spazio di circa un millennio, dal Capostipite ai nostri giorni.
       Fra le diverse famiglie nobili citate, il Crollalanza descrive la famiglia de' NARNI MANCINELLI come "una delle più antiche famiglie di quell'antica città Narni, Signora di vari feudi”.
       Il Capostipite dei MANCINELLI come in quasi tutte le famiglie nobili, si perde nella notte dei tempi.
       Il primo di cui si ha notizia è Ioannes MANCINELLO, capitano di ventura al servizio dell'Imperatore Corrado III che - "a rimunerarne i segnalati privilegi" - gli concesse nell'anno 1149 l'onore di effigiare nella propria arma l'aquila imperiale.  In un annuario della Nobiltà Italiana è detto che la "qualifica di nobile concessa al suddetto Giovanni dimostra che gli antenati di questo avessero goduto anch'essi i diritti e i privilegi nobiliari".   
      Figlio di Giovanni Mancinello fu Alessandro che generò Cecco, Conte Palatino "fiorito" nel 1200. Quest'ultimo ebbe due figli: Vituccio e Menico.
Vituccio, continuò in Narni la propria stirpe, apparentandosi con le più nobili famiglie umbro-emiliane, in particolare con quella vetustissima degli Scotti di Amelia, a sua volta legata al celebre cardinale Mazzarino e alla Duchessa Laura di Modena
      Menico, invece, fu l'autore di un secondo ramo che in seguito si trapiantò in Nola ed in Lauro. Il figlio di Menico, Pietro Francesco, fu colui che diede i natali all'altro valoroso condottiero, D.Giovanni Mancinelli, primo Barone di PIGNANO, che si disse de Narnia per onorare e non far dimenticare ai suoi discendenti la patria di origine.  E, dunque, è proprio del ramo di Menico e Giovanni, capostipiti dei Narni Mancinelli – che desideriamo riferire qui di seguito. Un casato di capitani di ventura, di capi militari, di equites, ma che ben presto si distinguerà per fedeltà e dedizione totale a Santa Romana Chiesa. Infatti, fra tutti i discendenti molti hanno professato la Fede, servendo in diversi ordini sia religiosi, sia in quelli militari e religiosi, come l’Ordine di San Giacomo di Calatrava, a difesa della Cristianità spagnola e, altresì, come l’antico e tuttora attivo Sovrano Militare Ordine di Malta (ad multos annos). Di questi servitori della Chiesa, desideriamo fornire subito il quadro biografico di Don Girolamo per il posto d’onore che occupa unitamente a Don Domenico, di cui appresso riferiremo, chiudendo il capitolo “Le personalità”, ove sono indicate quelle più eminenti della Famiglia.
Don Girolamo, (questo nome unitamente ai nomi Domenico e Giovanni sono ricorrenti nella discendenza fino ai giorni nostri),rappresenta il Fiore della Fede perché fu reciso nel più povero dei conventi e morì in odore di santità. Tracce della vita terrena di questo antenato si trovano nei testi di Guadagni C., Esposito G., De Luise G. e Gisolfo P.
Di don Girolamo, figlio di D. Scipione Junior, ci limitiamo a riportare alcuni tratti della sua breve esistenza terrena. Di animo mite, pieno di ardore religioso, scelse di seguire la vita monastica in piena umiltà, disdegnando le Comunità “dei nobili”. Lo troviamo giovane novizio presso la Congregazione dei Padri Pii Operai. Ancora nel fiore degli anni e pur essendo stato allevato negli agi familiari, volle servire con indicibili stenti il Signore: “muorì in odore di santità nel Noviziato di San Giorgio Maggiore di Napoli il cui ritratto si vede sopra la porta battitora di detto Collegio e se ne è scritta la vita”, come ricordano alcuni autori, fra cui lo storico C. Guadagni. Sentì forte il richiamo della Fede. Il suo desiderio fu quello di vivere come il Poverello d’Assisi. Entrò novizio in una delle congregazioni più povere ma piene di fede, avvinto dalla sua Regola più che spartana, incentrata nel servizio ai poveri e più bisognosi. Ed ecco come viene ricordato dal Gisolfo:
“fra i primi discepoli vi fu Fratello Girolamo Narni di Lauro, novizio chierico, divotissimo della B.Vergine…era di naturale vivace, ma per le privazioni e gli stenti e per non volersi difendere da certe malevolenze si ammalò gravemente… mentre stava vicino alla morte i Padri volevano ricoveralo… in un’accogliente stanza del Convento per aiutarlo a ben morire: egli lo proibì pregandoli…insieme con esso cantassero quell’Inno alla B. Vergine Ave Maris Stella onde alzando egli con allegro volto la voce, dolcemente cantando nel fine di quello fè passaggio a gli eterni canti del Paradiso, essendo vissuto due anni nella nostra comunità”. Successivamente il Guadagni riferirà che “muorì in odore di santità nel noviziato dei Padri Pii Operai di San Giorgio Maggiore di Napoli, il cui ritratto si vede sopra la porta battitora di detto Collegio”.