Le orme

Lapide marmorea nella Chiesa di Donnaregina in Napoli


Moltissime sono le tracce lasciate dal Casato, lungo il suo millenario cammino, ma poche quelle che il tempo ha risparmiato. Non si tratta di grandi manieri, tuttavia alcune di quelle tracce sono tuttora ben visibili e tali da infondere in quanti appartengono alla Famiglia lo spirito di emulazione dei loro avi per ben comportarsi. Importanti documenti sono consultabili presso l’Archivio Segreto Apostolico Vaticano, l’Archivio Centrale dello Stato, gli Archivi dell’Ordine di Malta e della Casa Generalizia delle Rev.me Suore della Carità, le Biblioteche Diocesane, oltre ad alcune biblioteche provinciali e comunali. A parte ampie o sintetiche segnalazioni trovate in circa settanta testi che costituiscono la bibliografia della seconda edizione della Cronistoria pubblicata nell’aprile 1997. L’impronta più antica risale al 1400 ed è la Cappella di Giuspatronato dedicata prima a San Giacomo, poi a San Carlo Borromeo; è la prima a destra entrando nell’antica Cattedrale di Narni. Seguono tutte le altre, che riportiamo senza ordine cronologico o d’importanza. In Piazza Vittorio Narni in Cinquevie di Nola, la Chiesa parrocchiale eretta dal Conte Don Pasquale e, di fronte, il palazzo vanvitellesco, tuttora di proprietà dei discendenti del Cavaliere D. Domenico del Conte Don Giovanni. In Lauro, alcuni arredi urbani, prima collocati nella Chiesa Madre, distrutta da un recente sisma. Sempre in Lauro, lo stemma che sovrasta il frontone della Chiesa del Monastero di Gesù e Maria eretta nel 1545, il Palazzo baronale, non lontano dall’antico Feudo di Pignano, ove ancora oggi si può ammirare un artistico affresco policromo di circa due mq., eseguito sotto la volta a vela dell’atrio, raffigurante il leone rampante del Casato. In Napoli, la lapide marmorea a tessere policrome nella Cappella di giuspatronato dei Narni Mancinelli, nella Chiesa di Donnaregina in Napoli; in Taurano, nell’avellinese, un’altra Cappella di Giuspatronato nella Chiesa di S. Giovanni in Palco.