Le personalità

Le più remote

      Ricordiamo qui appresso alcune personalità, seguite poi dagli ascritti all'Ordine di Malta. Al termine di questo excursus, ci riserviamo di esporre la rilucente biografia di due importanti antenati, che riteniamo siano fra i più cari e prestigiosi degli ultimi tempi: Don Vittorio e Don Domenico. 

D. Elisabeth, un antenata pia e generosa che nel 1448 andò sposa al Principe Oliviero Carmignano;
 
D. Margherita, suora del Convento delle Canonichesse Lateranensi in Nola e poi Badessa del Convento di Gesù e Maria, in Lauro, che fondò e diresse nel 1545. Successivamente anche D. Chiara fu badessa dello stesso Monastero.
 
D. Marzia, sopravvisse al Principe don Giulio Cocco, suo sposo, da cui ebbe cinque figli. Per la vita integerrima ed il suo animo grandemente caritatevole alla sua morte, nel 1556,  fu sepolta nella Chiesa di S. Biagio, annessa al Convento dei Padri Conventuali di Nola.
 
D. Gio Geronimo, Comandante della Cavalleria Spagnola del Regno di Napoli, ebbe concesse importanti onorificenze dalla Corte di Madrid.
 
D. Giacomo, esperto in Utroque Jure, ottenne da Papa Gregorio XV il privilegio di “creare notari pubblici”
 
D. Girolamo. Di questo antenato, morto in odore di santità, si è già riferito nel capitolo "Le origini"

D. Giuseppe. 
Figlio di D. Scipione e D. Sarra de Liquoro, sopravvissuto agli altri fratelli. Oltre al patrimonio paterno, ereditò i beni di un altro ramo del Casato. E’ interessante notare che, per volere di D. Giuseppe, un tratto della  genealogia dei Narni Mancinelli è fissata in un’artistica e policroma lapide marmorea tuttora leggibile, che Si trova nella ricordata Chiesa di Donnaregina in Napoli, ora Museo.
 
D. Agata. Con uno spirito di emulazione ancora più forte dei suoi antenati, visse per i poveri, non si sposò e con testamento del 16 settembre 1781 lasciò tutti i suoi beni ai poveri e “alle giovani bisognose per annui maritaggi e per sussidi…, attraverso l’istituzione del “Monte Agata Narni Mancinelli.
 
D. Nicola, fu ammesso giovanissimo all’Accademia Militare di Spagna e si distinse nella Campagna di Portogallo del 1801 riscuotendo stima e successo in molti reparti, in particolare con il grado di Capitano Comandante nel II Reggimento dei Cacciatori della Regina.
 
D. Cornelia: Questa antenata ci offre lo spunto per ricordare che a differenza di molti nobili vissuti nella fiacchezza, diversi antenati s'impegnarono nella carriera militare o abbracciarono la fede religiosa. D. Cornelia, ad esempio, che seguendo le orme della già ricordata badessa D. Margherita - ed altre monache, sacerdoti, semplici monaci o prelati del Casato – vestì con gioia l’abito dell’Ordine delle Clarisse. Ben presto fu professa e poco dopo, prendendosi cura di circa trecento  suore, fu Badessa del Convento di S. Chiara in Napoli, noto per il suo patrimonio artistico ed anche come “Munastero ‘e Santa Chiara”, struggente melodia napoletana.
 
D. Girolamo. Fu Presidente del Consiglio Distrettuale, poi Sindaco di Nola. Unanimemente stimato da tutti i nolani, il Principe Capace Zurlo, Intendente di Caserta – allora Terra di Lavoro, cui Nola apparteneva – ne attestò a fine mandato la corretta, esemplare gestione. La Commissione della Nobiltà del Regno riconobbe “il Conte Girolamo ammissibile nelle Guardie del Corpo della Regia Corte di Napoli

I Cavalieri di Malta

      Anzitutto va precisato che tutti gli ascritti al ceto di grazia e devozione o di onore e devozione del glorioso e valoroso Sovrano Militare Ordine di Malta - e dunque anche gli appartenenti alla Famiglia Narni Mancinelli - hanno dovuto documentare la propria filiera nobiliare, oltre all’obbligo, per ciascun aspirante alla ricezione, di dimostrare individualmente l’appartenenza alla Chiesa Cattolica.
      Molti sono i cavalieri del Casato. Ci limitiamo a menzionare soltanto quelli di cui abbiamo avuto riscontro, escludendone altri, come ad esempio D. Giulio, eques ierosolimitanus, che nel 1858 restaurò la Cappella di giuspatronato ottenuta dal Casato nel 1650 dedicata alla Madonna dell’Immacolata.
      Si trova nella Chiesa di San Giovanni in Palco in Taurano, com’è scritto su una lapide marmorea tuttora esistente. Al riguardo è è da precisare che talvolta, alcuni atti gerosolimitani non si sono potuti recuperare a causa delle tante traversie subite dell’Ordine, (dall’attacco violentissimo dei turchi a Rodi nel 1480, fino al subdolo raggiro delle truppe napoleoniche all’epoca della spedizione d’Egitto: il Comandante della flotta francese approdò pacificamente nell'isola di Malta (ceduta all'Ordine di Malta nel 1530 da Carlo V, in cambio della difesa di Tripoli), ma con un raggiro impose ai Cavalieri di lasciare l'isola.
      Forniamo dunque alcuni cenni unicamente sui Cavalieri del Casato di cui abbiamo avuto riscontro, attraverso un’attenta verifica degli atti consultati presso la Biblioteca Magistrale di Roma, in un arco temporale di sei secoli: da D. Ludovico fino agli attuali Cavalieri Giuseppe e Francesco, figli del Cav. Luigi (1889+1965) e nipoti del Conte Giovanni (1846+1892), che hanno ripreso la continuità melitense del Casato, interrottasi con il Sindaco di Nola D. Girolamo, già ricordato e del quale riferiremo ancora.
      Ed ecco in ordine cronologico tutti i Cavalieri del Casato, escludendo i viventi nipoti (ad multos annos) del Conte Giovanni testé citati.
 
D. Ludovico. Fu il primo Cavaliere ad avere avuto l’onore di essere ricevuto nell’Ordine gerosolimitano e poco dopo  prese i voti. Dagli atti conservati nella biblioteca dal Gran Magistero, risulta che Fra’ Ludovico fu Commendatore di Toscanella nel 1404.
 
D. Giovanni Battista. Comprovata nuovamente l’antica nobiltà del Casato, si era nel 1600, fu la volta di D. Giovanni Battista, ammesso nel ceto di Cavaliere di Giustizia, che fu preposto ai beni che l’Ordine possedeva in Lauro, costituiti da un ospedale con annessa Chiesa Cantauriense, beni della Commenda di S. Giovanni di Montesarchio e Lauro.
 
D. Giuseppe Maria. Nato nel 1728, aveva appena sette anni quando fu ricevuto nell’Ordine; facoltà un tempo eccezionalmente consentita alle famiglie nobili. Appena maggiorenne, superato gli esami, fu promosso Cappellano Conventuale e infine Commendatore, con l’incarico di governare la Commenda di S. Giovanni Battista di Melicuccà, in Provincia di Reggio Calabria. Un territorio ricco di rigogliosi boschi che forniva pregiato legname per la costruzione di quelle galee della gloriosa flottiglia melitense. L’incarico comprendeva altresì la giurisdizione spirituale sul territorio, nel senso che D. Giuseppe Maria aveva anche la dignità propria di un vescovo, nominando il vicario generale ed i sacerdoti.
 
D. Domenico. Un antenato di cui andare fiero, come appresso vedremo. Qui ci limitiamo a segnalare che fu Commendatore di Giustizia melitense, oltre ad essere stato Commendatore di Gran Croce dell’Ordine di Francesco I.
 
D. Luigi. Nato il 6 novembre 1763, fu ammesso giovanissimo “in grado di Cavaliere Milite di Giustizia”. 

D. Girolamo.  Fratello maggiore di D. Luigi, essendo nato il 2 aprile 1760 nella dimora paterna in Napoli, Largo Regina Coeli, 8. A soli 17 anni ebbe l'onore di essere ammesso nel ceto di Cavaliere Milite di Giustizia. Per fornire appena un accenno sulla onerosità delle prove che anche ora vanno esibite per essere ammessi nell'Ordine, ma anche per evidenziare le relazioni sociali del casato tenuto conto che la domanda deve essere avallata da terzi, segnaliamo che per D. Girolamo, i firmatari furono Mons.Pasquale Maria Mastrilli, Arcivescovo di Nazareth, il Barone Trevi, Don Antonio Alfani, Marchese di Vinchiaturo ed il Cavaliere di Onore e Devozione Don Michele Maria Brancia.
Il nostro D.Girolamo coadiuvò il Balì Fra' Giuseppe Caracciolo di Sant'Erasmo, Governatore della Commenda di Putignano la Maggiore, operando nel brindisino e precisamente in Fasano.
Recentemente l'operato di questo illustre antenato è stato oggetto di doviziosa relazione di un suo discendente, poi pubblicata in Fasano nella Storia del XVII secolo, citato in premessa.
 
D. Girolamo. Già Sindaco di Nola, come prima ricordato, fu ricevuto nel ceto di Cavaliere di Onore e Devozione. La ricezione risale al 1852. E’ da notare che  soltanto dopo un secolo il Casato ha avuto l’onore di iscrivere allo S.M.O.M. gli ultimi due Cavalieri già citati, soprattutto per rinnovare fedeltà alla Chiesa Romana attraverso l’Ordine di Malta, altresì per assicurare ai discendenti del Casato un più agevole trait d’union genealogico con Don Ludovico,  primo Cavaliere di Giustizia, poi Commendatore di Toscanella nel 1404.

La recente progenie

   Prima di fornire qualche cenno sulla vita di due recenti fari della Famiglia, indichiamo altri discendenti che hanno sia onorato la nobiltà dei loro antenati, sia assicurato la continuità genealogica e reso possibile questa cronistoria.  
      Riprendiamo il filo da D. Giuseppe, che sposò Donna Giulia Allocca, da cui D. Ernesto che sposò Ester Joudioux, esperto di trasporti su rotaia, che fu membro dell’Accademia dei Lincei. Dello stesso ramo Guglielmo, Alberto, Luigi nonché Antonio che generò Raoul, da cui Antonio. 

      Fra i più recenti, come non ricordare: Mons. Oreste, Canonico Mansionario del Capitolo della Diocesi di Nola; il Conte Giovanni, primogenito del Conte Girolamo, la cui prematura scomparsa fermò la sua sfolgorante carriera. Presidente di Sezione Penale del Tribunale di Napoli, si distinse anche nella Magistratura Militare; il fratello, D. Luigi, anch’egli magistrato, Presidente Onorario del Tribunale di Salerno;  D. Oreste, stimato pediatra, deceduto nel 1993; per la sua profonda umanità e carità cristiana, il suo nome è impresso su una lapide posta in via eccezionale ai piedi dell’Altare dedicato alla Madonna di Pompei, nella storica Chiesa di S. Biagio in Nola, la stessa di Donna Marzia, sua antenata già citata.

Due rifulgenti Personalità

Ed ecco un breve profilo di  D. Vittorio che - per le sue elevate attitudini militari, ereditate da tanti suoi avi - brucia le sue ali al fuoco dell’Amor Patrio. Per ultimo ma primo in assoluto, però, Don D.Domenico, che per le premurose cure ai bisognosi e le virtù sacerdotali donategli dal Signore, sovrasta tutta la progenie, da Joannes capitano di ventura, vissuto nel 1100, fino ai giorni nostri.

D. Vittorio, l’eroe della guerra 15/18.  Aleggiava in lui lo spirito di tanti condottieri in primis D.Giovanni, capitano di ventura, e tre secoli dopo un altro D. Giovanni, 1° Barone di Pignano, comandante delle schiere del Principe Raimondo Orsini a sostegno del Re Alfonso d’Aragona. La sua breve ed eroica vita, che sboccia l’8 marzo 1892, sembra trascorsa appena ieri, tenuto conto del millenario cammino dei Narni Mancinelli testé illustrato.
Giovane Ufficiale dell’Esercito, partecipò alla guerra 1915-18. Sprezzante del pericolo, amato dalla Compagnia, che sul Carso lo seguiva in tutte le missioni più pericolose, gli viene affidato l’incarico di vincere l’agguerrita resistenza organizzata dal nemico sulle Alture di Polazzo (Gorizia) ove sono già caduti tanti nostri soldati nel tentativo di espugnare la posizione. Per non esporre al fuoco nemico il suo reparto, Don Vittorio lo conduce a perdifiato su quelle alture senza subire perdite, ma sul punto di cogliere la vittoria cade colpito a morte. A don Vittorio, ultimogenito del Conte Giovanni , “morto per la Patria il 20 luglio 1915 a quota 111” il Governo conferisce la Medaglia al Valor Militare con la motivazione che segue
lanciatosi all’assalto alla testa della sua Compagnia sotto il fuoco intenso del   nemico cadeva colpito a morte, dando bell’esempio di valore ai suoi dipendenti”.
Per onorarne la memoria, tre nipoti portano il suo nome, Vittorio di D. Domenico (r.i.p.), Vittorio di D. Attilio e Vittorio Trifuoggi di D. Eleonora (ad multos annos).
Don Domenico

Don Domenico

La Sua vita esemplare onora tutti, Avi e discendenti del Casato. Festa grande per il Conte Pasquale il 19 marzo 1772. Nasce suo figlio, D. Domenico. Egli compie i primi studi nel collegio dei nobili di Napoli dove giovanissimo si laurea in giurisprudenza, intraprendendo la carriera forense.  Per cause sconosciute, ma certamente "ispirato dalla Divina Grazia", come scrive un suo agiografo,  “abbandonò la professione forense e si ingaggiò alla Milizia Ecclesiastica”. Di grande religiosità, altresì di profondo intelletto, ha l’incarico di Maestro del Sacro Collegio di Teologia in Napoli, all’epoca Capitale dell’omonimo Regno, e successivamente di Canonico Diacono della Cattedrale. All’età di 45 anni, Papa Pio VII lo nomina Arcivescovo della vasta Diocesi di Cosenza. Tutti, religiosi e fedeli, ne riconoscono le doti di buon pastore e di difensore dell’umanità, in particolare quando nel 1820, avanti al Sovrano Ferdinando di Borbone, prende le difese dei Carbonari di Cosenza, salvando loro la vita. In una pubblicazione casertana di Mons. De Blasiis, del 1848, si legge “mentre compiva l’anno quattordicesimo di Sua apostolica missione nella Diocesi Cosentina, l’augusto nostro sovrano Ferdinando II, gloriosamente regnante il volle a se vicino e di accordo colla S. Sede chiamollo a reggere questa Diocesi e quella limitrofa”. Siamo dunque nel 1832, quando l’Arcivescovo  inizia a governare la Diocesi di Caserta e quella di Caiazzo. Per brevità ci limitiamo ed evidenziare la sua operosità, e non soltanto come pastore di anime. Riesce ad ottenere il permesso di acquisire la grande Caserma dei soldati di Falciano, trasformandola in un nuovo Seminario Diocesano; è l’artefice della traslazione dell’antichissima Chiesa Cattedrale “fatiscentes et ruinosas, prima ubicata in un’area di 400 abitanti, nella più popolosa Caserta nuova, facendola restaurare “ab imis fundamentis”. Come alla Cattedrale di Cosenza, anche a quella di Caserta dona preziosi arredi alle e a quest’ultima altresì una preziosa tela raffigurante la Madonna della Purezza. Fonda la Congregazione Missionaria per l’evangelizzazione delle Parrocchie di campagna. Ovunque, e sempre, si prodiga in favore dei poveri e dei bisognosi. Ci limitiamo a ricordare fra i tanti suoi meriti, a Maddaloni nel casertano, la costruzione di un nuovo ospedale ed un orfanotrofio per ragazze e a Caiazzo, la sua ferma opposizione verso un ben noto potentato locale, fino ad ottenere la più completa restituzione delle rendite e delle strutture destinate alle scuole gratuite per “fanciulli di infima classe del popolo (Scuole di Mirto, n.d.r.)…un orfanotrofio dove trovavano ricovero tante orfanelle…istruite nelle arti donnesche”. Pur avendo raggiunto una certa età, l’Arcivescovo non si risparmia nella cura delle anime. E’ sempre attivo nelle visite pastorali delle due Diocesi: 80 Parrocchie, oltre ai diversi Monasteri, agli Oratori ed alle Cappelle. Limita al massimo le visite in Vaticano, ad limina, per non allontanarsi dai fedeli delle due Diocesi. In Nola Sagra - un’antica opera del Guadagni, ristampata nel 1991 a.c. do T.R.Toscano – si attesta che il presule “predicava grazioso e fiorito, eruditissimo, limosiniero e protettore di chiunque si rivolgeva a lui”. Questa, come tante altre gratificanti testimonianze di stima nei riguardi di Monsignor Domenico sono generalmente comuni in tanti Pastori della nostra Chiesa. Si tratta di lodi certamente ben meritate e tuttavia non eccezionali per quanti si offrono alla vita sacerdotale. Ciò che invece rende speciale la vita di questo Ministro di Dio - e glorioso antenato dei Narni Mancinelli - è di aver legato il suo apostolato alla celeste missione di Giovanna Antida, un’umile pastorella francese.

Nata da Gian Francesco Thouret, Giovanna Antida all’età di 22 anni veste l’abito monacale e dopo qualche anno giunge a Napoli. Insieme, Domenico e Giovanna, accomunati dalla stessa Fede - anche se diversi per nazionalità ed estrazione sociale - percorreranno un tratto spiritualmente fecondo dalla loro vita terrena. Da Sacerdote, Don Domenico fu Direttore di Coscienza, confidente, prezioso aiuto per tutte le esigenze temporali e spirituali di Suor Giovanna Antida. Pochi anni dopo diventerà Madre Superiora di una grande Comunità religiosa e Domenico, Suo fratello in Cristo, anche da Cosenza, non mancherà di assisterLa nel Suo mistico cammino. Tanto grande è il loro afflato che sentendosi al termine del suo terreno cammino, Suor Giovanna - che aveva da tempo una notevole corrispondenza con il suo Confessore e Direttore di Coscienza - volle inviargli un’ultima lettera datata 8 agosto 1826 piena di ispirate espressioni di devozione; ed ecco uno dei passi:
 .... “sento un bisogno tanto grande della vostra assistenza. Occorre che rinnovi sempre a Dio questo sacrificio priva della speranza di rivedervi su questa terra…Si degni la bontà divina di usarci la misericordia di incontrarci in cielo. Così sia”.
Questo di Giovanna, Sorella in Cristo di Domenico, rappresenta auspicio e dote incommensurabile per il nostro Avo. Infatti, poco dopo Suor Giovanna conclude la sua vita terrena; rinascerà nella Gloria del Signore e  sugli Altari delle nostre chiese, per le Suore della Carità e per tutti i fedeli come Santa Giovanna Antida Thouret.
                                   
Anche D. Domenico, tornerà al Padre, quando alle sette pomeridiane del 17 aprile 1848 esala l’ultimo terreno respiro, raggiunto il 78esimo anno di vita e ben 55 di Sacerdozio. I suoi resti mortali sono racchiusi in un monumento marmoreo nella prima Cappella a destra dell’Altare Maggiore della Cattedrale di Caserta. L’Osservatore Romano, il 24 settembre 1998, ha pubblicato una pregevole biografia dal titolo”La fermezza evangelica di un autentico Pastore”. Egli è nei Cieli, ove continua ad adorare il Signore, anche per additare ai suoi discendenti il cammino di Fede secondo il precetto cristiano.
 (Sono circa 70 le pubblicazioni che riportano dati sul Casato, di cui 19 riguardano la vita e le opere di Mons. Domenico. In particolare segnaliamo: Trochu, F., Santa Giovanna Antida Thouret, ed. Ancora, Milano 1961; Saint Jeanne Antide Thouret, lettres et documents, Besancon 1965; Russo, F., Storia dell’Arcidiocesi di Cosenza,Napoli 1955).
Nell'ultima pubblicazione del 2010, citata nella Home Page, Mons.Antonio Pasquariello, Vicario Generale dell'Episcopio di Caserta, ricordando la corrispondenza intercorsa tra le autorità civili e l'Arcivescovo, dichiara che "da qualche anno sta crescendo un particolare interesse...soprattutto per la caratura spirituale che ha saputo trasmettere alla popolazione a Lui affidata, attraverso la sua vita di Santo Pastore.